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Fauna d’Italia Vol. XLI

giovanni dellacasa & marco dellacasa fauna d’italia vol. xli. coleoptera aphodiidae aphodiinae. calderini ed., 2006, 484 pp., 1226 figg.

Dopo alcuni anni ed un certo numero di volumi dedicati ad altri gruppi animali, la collana Fauna d’Italia ritorna a proporre una monografia dedicata ad un gruppo di Coleotteri. Giovanni e Marco Dellacasa, la cui sperimentata competenza riguardo gli Aphodiinae non ha certamente bisogno di presentazione, sono gli autori di questo volume che arricchisce la già ragguardevole serie della Fauna d’Italia.
Gli Aphodiidae sono, nel nostro paese in particolare, una delle componenti più significative della fauna coprofaga, di quella fauna che tanta importanza riveste nei processi di degradazione, di eliminazione e di riciclaggio del materiale escrementizio rilasciato soprattutto da mammiferi erbivori ed onnivori. Gli Aphodiinae rappresentano in biomassa una frazione importante di tale fauna coprofaga ed ancor più rimarchevole è la preponderanza numerica nei confronti degli altri gruppi di Scarabaeidae coprofagi. In alcuni ambienti poi, come le praterie alpine di altitudine, gli Aphodiinae risultano essere la componente quasi esclusiva di tale coprocenosi.
Da un punto di vista globale gli Aphodiinae possono essere riguardati come un gruppo di grandi dimensioni numeriche (circa duemila specie nel mondo raggruppati in circa duemila generi o sottogeneri – accenneremo più avanti a questo aspetto-) con distribuzione nel complesso praticamente cosmopolita, tutt’altro che semplice e risolto per quanto riguarda la tassonomia e la struttura sistematica. Anzi, si potrebbe ben dire che, soprattutto in relazione ad altri gruppi di Scarabaeoidea coprofagi, la sistematica generale degli Aphodiinae sia ancora ben lungi dall’essere sufficientemente e compiutamente affrontata e chiarita con criteri moderni.
Anche la componente italiana di questa sottofamiglia (106 specie certamente documentate raggruppate in 51 generi) presenta un certo numero di problemi di tipo sistematico, in primis, ma anche biogeografico, faunistico o, aspetto questo di non secondaria importanza, connessi alla corretta identificazione specifica degli esemplari.
A partire dall’esperienza di decenni di raccolte e di studi, e facendo in certo senso seguito ideale alla precedente monografia di G. Dellacasa sugli Aphodiini italiani (uscito nel 1983 come volume delle Monografie del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino) gli autori hanno dato alle stampe un’opera che, di fatto, rappresenta la sintesi, lo stato dell’arte, delle conoscenze attuali del popolamento degli Aphodiinae italiani.
Il libro, che si fregia della consueta, elegante e gradevole veste editoriale dei volumi della Fauna d’Italia, consiste di due parti fondamentali, secondo i criteri di composizione del testo consolidati per la collana. La prima parte, generale, dopo un profilo storico-bibliografico, propone un compendio della storia naturale e della biologia della sottofamiglia. Si tratta di una parte necessariamente generale ma compilata in modo puntiglioso e con la dovuta attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti bionomici, ai singoli casi peculiari che si discostano dalla norma della sottofamiglia. Vale la pena tuttavia soffermarsi un istante di più sulla parte morfologica, alla quale sono dedicate circa 40 pagine, corredate di numerosi schemi molto chiari e di buona lettura e che mostra tutta la competenza degli autori nell’argomento; è significativo lo spazio e la cura che essi dedicano a precisare la terminologia morfologica in uso tra gli afodiologi. E’ questa una buona cosa, che non si può non apprezzare e che va sicuramente nelle due direzioni di favorire l’uniformità dell’uso dei termini da parte degli specialisti e, inoltre, di dotare il non specialista di tutti gli strumenti atti ad utilizzare proficuamente le successive chiavi dicotomiche. Naturalmente, questa prima parte risente, nello spazio assegnato ai singoli temi, anche dello stato della ricerca entomologica sugli Aphodiinae; gli studi sulla filogenesi del gruppo, ad esempio, sono veramente ad uno stadio iniziale e questo può spiegare la brevità e la concisione del paragrafo ad essi dedicato.
La seconda parte del volume, la parte speciale, ne occupa quasi i tre quarti e anche nelle intenzioni degli autori evidentemente costituisce l’ossatura dell’opera. Si inizia con un catalogo sistematico dei taxa italiani al quale seguono le chiavi dicotomiche, in italiano e in inglese, dei generi italiani della sottofamiglia. Vale la pena a questo punto ricordare che nella sistematica in utilizzo in tutto il XX secolo (ed anche prima) le specie della fauna italiana (e del resto del pianeta) della tribù Aphodiini venivano, con poche eccezioni, attribuite ad un unico genere, Aphodius Illiger, a sua volta suddiviso in una pletora di sottogeneri, Solo raramente, e senza sistematicità, qualche autore ebbe a trattare uno o l’altro di questi sottogeneri con un rango, almeno formalmente, generico. Alcuni anni fa, proprio Giovanni e Marco Dellacasa, assieme ad un altro specialista francese, P. Bordat, proposero ufficialmente e definitivamente, di elevare tutti questi sottogeneri a rango di genere. Tale proposta può ovviamente essere discussa a tutti i livelli, ma costituì senz’altro la prima formulazione d’insieme e motivata di un’opinione di questo tipo. Va da sé che in questo volume i Dellacasa utilizzano questo impianto sistematico e quindi, ne vanno avvisati soprattutto i non specialisti, i vecchi sottogeneri abituali nelle faune degli Aphodiidae italiani sono diventati tutti taxa di rango generico. Per tornare alle chiavi, va sottolineato come esse, pur rifacendosi a quelle già proposte nella monografia del 1983, sono state rese il più possibile chiare e sono state corredate da disegni schematici soprattutto dedicati alla visione “in toto” di individui a modello dell’aspetto generale dei vari generi.
La parte speciale continua con le schede dei singoli generi, ognuno corredato di descrizione, chiavi bilingue per le specie italiane e schede delle singole specie, ognuna con descrizione dell’entità, note ecologiche e distribuzione geografica. Segue un centinaio di pagine in cui si incontrano per ogni specie un disegno dell’habitus in norma dorsale, il disegno della falloteca in visione dorsale e laterale ed infine, a colori, i modelli delle più comuni variazioni cromatiche che si possono incontrare studiando una specie o l’altra. Encomiabile iniziativa quest’ultima, perché proprio la variabilità cromatica negli Aphodiinae costituisce una delle principali fonti di incertezza, soprattutto per il non specialista, nell’identificazione delle specie o delle sottospecie. E’ un peccato tuttavia che a volte le tonalità dei colori non risultino fedeli al modello reale, sembrando eccessivamente ed innaturalmente virate verso il rosso ed il giallo verdastro.
Il volume si chiude con una ricca e aggiornata bibliografia ed infine con una serie di cartine italiane ciascuna dedicata alla distribuzione geografica ed altitudinale delle singole specie in Italia. Salvo pochi casi i confini degli areali rappresentati nelle cartine coincidono con quelli delle regioni geografiche: si tratta forse di una scelta motivata ma che appare in fondo poco felice.
In conclusione: è evidente che si tratta di un volume che non può mancare nella biblioteca di qualunque scarabeologo, europeo e extra-europeo. Si tratta però anche di un’opera fortemente consigliabile al non specialista intenzionato, o portato dalla propria professione, a occuparsi di questo importante ed interessante gruppo di Coleotteri Scarabaeidae.

Enrico BARBERO

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