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Coleoptera, Cholevidae

j. m. salgado, m. blas & j. fresneda. coleoptera, cholevidae. fauna ibérica, vol. 31. ramos, m. a. et al. (eds). museo nacional de ciencias naturales, consejo superior de investigaciones científicas. madrid, 2008: 804 pp., 309 gruppi di figg. b/n, 18 foto a colori, cartonato, in lingua spagnola.

La serie della “Fauna Ibérica”, giunta al n. 31, si è arricchita di un ponderoso volume interamente dedicato ai Coleotteri Colevidi, un’opera che si impone subito all’attenzione per la considerevole dimensione e che sa suscitare anche una punta di sana invidia oltre che di ammirazione per la fatica portata a termine dagli Autori spagnoli.
I Colevidi rappresentano fra i Coleotteri una famiglia di indubbio interesse sotto svariati aspetti. La loro antichità, la loro presunta origine gondwaniana, la radiazione adattativa di una gran parte di essi nei confronti dell’ambiente sotterraneo, soprattutto all’interno della sottofamiglia Leptodirinae – con forme di esasperata specializzazione e iperspecializzazione –, il loro grado di endemismo, li hanno da sempre resi oggetto di grande attenzione per gli studi ecologici, biologici, morfologici ed evolutivi, filogenetici e biogeografici.
Tuttavia, è da rilevare che l’intera famiglia raggruppa un numero di specie tutto sommato abbastanza modesto (circa 2000 specie nel mondo) se raffrontata ad altre famiglie di Coleotteri e non è certo una grande varietà di forme, di livree o di colori (per la maggior parte sono specie depigmentate e dalla morfologia generale abbastanza monotona) a costituire una qualche attrattiva per l’entomologo. Per questo colpisce la mole del volume della Fauna Ibérica ad essa dedicato; le sue 800 pagine lo rendono il lavoro più voluminoso che si sia mai visto su questo raggruppamento, pur essendo relativo alla sola penisola iberica. Se togliamo le circa ottanta pagine iniziali di capitoli introduttivi e generali e un altro centinaio di pagine finali, tra bibliografia, catalogo sinonimico e indice analitico, tutto il resto è dedicato alla parte speciale, dove risalta l’impegno e la cura che gli Autori vi hanno profuso, sia nella redazione delle agili chiavi dicotomiche, sia nella trattazione dei singoli taxa. Per ogni genere e per ogni specie vengono fornite, oltre a un’accurata descrizione, l’eventuale discussione sullo status, sulla posizione e sulle affinità sistematiche, la distribuzione geografica ed alcune note sulla biologia, il tutto corredato da un’esauriente iconografia al tratto di ottima qualità grafica (interamente eseguita da uno degli Autori), soprattutto per quanto riguarda i caratteri genitali maschili e femminili, ai quali viene dedicata particolare attenzione, essendo questi di fondamentale importanza non solo per la determinazione dei singoli taxa, ma anche per rendere evidenti le affinità all’interno dei raggruppamenti filetici. La fauna iberica comprende attualmente 213 specie di Cholevidae, di cui ben 163 (76%) appartengono ai Leptodirinae (per avere un raffronto, in Italia sono note 265 specie di Cholevidae, di cui 182 di Leptodirinae, 69%).
Gli Autori sono ben noti specialisti di Colevidi e la loro competenza non ha bisogno di molte presentazioni. Le indagini che da decenni compiono sulla fauna colevidologica iberica li pongono nella posizione privilegiata quali migliori conoscitori non solo del complesso sistematico trattato, ma anche delle caratteristiche ecologiche, geografiche e paleogeografiche dei territori coinvolti, cosa non da poco quando si devono discutere gli aspetti biogeografici e le vicende storiche, evolutive e filogenetiche, che diventano a loro volta chiavi di lettura della stessa sistematica.
L’ordinamento sistematico adottato è il frutto di scelte indubbiamente non facili, in cui appare un certo sforzo di condivisione che non è mai, però, di compromesso, ma anzi sorretto da alcune riflessioni coraggiose, che sono discusse nei capitoli iniziali. Va notato che l’attuale tassonomia dei Cholevidae – principalmente quella dei Leptodirinae che da soli ne costituiscono la parte rilevante – non sempre rispecchia la loro reale sistematica e ha alle spalle un’annosa storia di esperimenti di riordino, alcune volte di semplice aggiustamento, ma spesso radicali quanto fra loro contrastanti. In questo si sono cimentati autorevoli Autori, da parte dei quali sono state avanzate negli ultimi decenni varie proposte, nel tentativo di giungere ad un quadro sistematico accettabile. Tuttavia, nonostante gli sforzi, tale quadro è ancor’oggi gravato da numerose incertezze, forse anche da lacune, tali da non approdare ad una sintesi soddisfacente e non priva di alcune incongruenze. A questi aspetti gli Autori dedicano non poche pagine della parte introduttiva, dove analizzano, anche dal punto di vista storico, l’evoluzione che nel tempo ha attraversato lo schema sistematico dei Cholevidae. Il problema riguarda non solo il loro ordinamento interno, ma anche la loro stessa posizione nel più ampio quadro degli Staphylinoidea, quindi la loro identità come famiglia distinta o la loro appartenenza subordinata, come sottofamiglia, alla famiglia dei Leiodidae, posizioni sostenute da diverse scuole di pensiero. L’analisi della questione non porta, ovviamente, a soluzioni o a prese di posizione definitive. Gli Autori ammettono le incertezze dell’attuale ordinamento e argomentano le loro scelte, ma, cosa più importante, non mancano di sottolineare che fra le cause di tali incertezze va riconosciuto il fatto – già più volte messo in evidenza da parte di vari autori, tra cui chi scrive – che almeno alcuni dei complessi trattati sarebbero tutt’altro che monofiletici e che alcuni caratteri di volta in volta considerati e utilizzati per certi raggruppamenti sarebbero mascherati da omoplasie, dovute a forme di convergenza per specializzazione. Alcune soluzioni, adottate nel recente passato e succedute alle basilari opere di Jeannel, appaiono infatti come artificiose forzature, tanto da risultare a volte inconsistenti e inaccettabili di fronte alle successive verifiche date dal normale, ineluttabile incremento delle conoscenze. Ciò anche in considerazione dello stato di provvisorietà nel quale alcuni gruppi particolarmente consistenti – ne è un eccellente esempio quel guazzabuglio che è ancor’oggi il genere Bathysciola – sono in attesa di una radicale revisione, che li vedrà frantumarsi inevitabilmente in numerosi generi, in certi casi tutt’altro che fileticamente vicini. Ne è altrettanto significativa la scelta di inserire alcune “sezioni” iberiche dell’attuale genere Bathysciola nella “serie filetica” di Speonomus, avvalorando così una logica, che da sempre abbiamo condiviso, che vuole esista una congruenza filogenetica che leghi fra loro sistematica e distribuzione geografica.
Per tali motivi, non possiamo che essere concordi con gli Autori di quest’opera che, al di là dell’adottare una soluzione di ordinamento piuttosto che un’altra, sottolineano la necessità di utilizzare, dove necessario, anche raggruppamenti non formali, ma di valore filetico, definizioni come “serie filetica”, “sezione” o “gruppo di specie”, certo non previsti dal Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, ma tanto più utili quanto efficaci nel risolvere, anche se talvolta solo in via preliminare e provvisoria, la definizione di complessi che appaiono essere maggiormente “naturali”, rispetto a certe pretese quanto discutibili tribù e sottotribù, per quanto formali queste siano e a norma di Codice. Così come il riesaminare le jeanneliane definizioni di “supraflagellati” e “infraflagellati” non vuole certo essere una pretesa di introdurre o sostituire dei raggruppamenti tassonomici, ma la volontà di scandagliare alcuni caratteri, magari reinterpretandoli sotto nuova luce, il cui significato forse si è perduto per strada, frazionato nei vari taxa sopragenerici in favore, o per effetto, di altri caratteri a volte meno significativi.
Concludiamo sottolineando che l’opera in oggetto è non solo di basilare importanza per la conoscenza della fauna iberica, non solo uno strumento indispensabile per qualsiasi specialista che si occupi di Coleotteri Colevidi, ma è anche l’esempio, per ogni entomologo, di come si possa redigere un lavoro monografico, su una famiglia, completo e accurato, decisamente ben fatto da ogni punto di vista.

Dante VAILATI

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