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Elementi di sistematica biologica

davide sassi. elementi di sistematica biologica. aracne editore, roma: 767 pp., 43 euro

“In science there is only physics; all the rest is stamp collecting” così recitava un arrogante giudizio della seconda metà dell’800 indirizzato da Lord Kelvin a coloro che in particolare si interessavano alle scienze biologiche. Oggi, a distanza di molti anni e soprattutto alla luce degli sviluppi teorici e metodologici della biologia moderna, probabilmente poche persone ripeterebbero queste stesse parole. Tuttavia, anche se con toni diversi, l’affermazione di Kelvin è stata più volte reiterata, in tempi anche molto recenti, per quanto concerne la sistematica biologica. In effetti, per circa due secoli dopo la pubblicazione nel 1758 della decima edizione del Systema Naturae di Carl von Linné, considerata convenzionalmente come la data di inizio della tassonomia moderna, i sistematici, pur avendo sin da subito stabilito alcune regole generali sul come costruire le classificazioni biologiche, non disponevano di un metodo scientificamente rigoroso per evitare che tali classificazioni lasciassero troppo spazio alla soggettività del tassonomo proponente. Solo nella seconda metà del secolo scorso furono, infatti, proposti alcuni metodi di reale o presunto approccio oggettivo per tentare di superare questo stato di cose, tra i quali si ricordano la “Numerical taxonomy”, sviluppatasi poi nella cosiddetta Fenetica, e la “Cladistics”, o Sistematica filogenetica, basata dapprima su dati morfologici e successivamente “adattata” alla enorme mole di dati della sistematica molecolare con la cosiddetta “Computational phylogenetics”. Questo percorso, tuttavia, non fu né semplice né lineare, ma costellato da dispute anche aspre, cui hanno partecipato,  come “terzo polo”, anche i sistematici più convintamente legati alla tradizione tassonomica, coalizzati nella cosiddetta “Scuola evolutiva”, o Mayriana. Allo stato attuale delle cose, tuttavia, possiamo senz’altro affermare che nella pratica della tassonomia operativa ha prevalso la scuola cladistica, la cui fondazione viene attribuita in massima parte all’entomologo tedesco Willi Hennig, che si è fortemente ispirato all’opera del botanico Walter Zimmermann. La principale intuizione di Hennig fu quella di affermare che i caratteri diagnostici che vengono utilizzati per identificare, denominare e descrivere gli organismi non presentano lo stesso percorso evolutivo e di conseguenza non hanno lo stesso valore filogenetico. Ogni organismo, infatti, è un mosaico di strutture avanzate (o derivate) ereditate da antenati comuni più recenti – e quindi condivisi solo con taxa evolutivamente più prossimi – e strutture primitive, ereditate da antenati comuni più antichi – e quindi condivise con un numero maggiore di taxa meno strettamente imparentati. Solo l’individuazione dei caratteri derivati, e condivisi, può fornire un’indicazione significativa delle relazioni filogenetiche più strette. Sulla base di questa apparentemente semplice osservazione, venne definito per la prima volta un rigoroso “protocollo di indagine” che consentiva la costruzione di classificazioni gerarchiche rigorosamente basate sulle reali relazioni di parentela dei taxa considerati. Tale rivoluzione concettuale nell’ambito della tassonomia biologica, tuttavia, pur avendo avuto un importante contributo migliorativo nelle sempre più solide procedure matematico-statistiche e nello sviluppo della sistematica molecolare come nuova ed importante fonte di dati, non è ancora pienamente compiuta e, soprattutto, non è ancora pienamente condivisa dall’intera comunità scientifica. La sensazione che la strada giusta sia proprio questa è forte e, come afferma Sassi: “il processo di integrazione della sistematica biologica nell’universale modello interpretativo dell’evoluzione organica si avvia a concludersi, a distanza di un secolo e mezzo dalla pubblicazione dell’Origine delle specie”. E’ l’aggiornata sintesi di queste tematiche, dunque, l’ambizioso obiettivo del volume qui presentato. Pur essendo un argomento particolarmente importante nel panorama scientifico italiano nessun testo esaustivo espressamente dedicato alla trattazione approfondita su questo tema era stato sinora pubblicato in Italia. Va peraltro evidenziato che il panorama editoriale italiano è molto disattento, fortunatamente con alcune eccezioni, alla pubblicazione di testi su aspetti particolari della biologia naturalistica, sulla biogeografia e su molti gruppi animali che non siano i soliti uccelli, mammiferi o farfalle. Tale mancanza è sicuramente una delle principali cause della scarsa familiarità ed interesse in Italia alle problematiche della biologia naturalistica, paradossalmente riscontrabile anche tra gli “addetti ai lavori”. L’impressione, infatti, è che la sistematica “empirica” nel nostro Paese, pur avendo dismesso atteggiamenti preventivamente ostili verso concetti e metodologie lontane dall’ambito culturale della sua origine e formazione, conservi ancora una buona dose di pregiudizio verso tutto ciò che è permeato di innovazione. Del resto, ancora nel 2000, uno dei più eminenti zoologi italiani affermava in un suo scritto“….fenetisti e cladisti concordano tanto nel fornire risultati dall’inconfondibile asettico gusto di matematica certezza quanto nell’esecrare tutto ciò che sa di umano ragionare e umana fatica”. Non deve stupire, quindi, che molti tassonomi, quando chiamati ad esprimersi sulle metodologie cladistiche, esordiscano generalmente dichiarando la propria “non belligeranza” e la propria sostanziale apertura mentale al riguardo, per poi di contro elencare una serie di esempi, spesso non o poco documentati, volti a sottolineare gli errori, gli eccessi e i paradossi di una cladistica esasperata e mal gestita. Tale preconcetta ostilità non giunge inoltre quasi mai a considerare il problema alla luce della scarsa conoscenza o delle inadeguate applicazioni dello “strumento cladistico”, ma piuttosto al suo eccessivo utilizzo, dando la sensazione, in questo modo, che il dissenso non riguarda più il metodo ma la “risultante” del suo utilizzo. Il che è la stessa cosa, ma presentata in forma più prudenziale e politicamente corretta.  In questo scenario nazionale, quindi, la necessità di un’opera come quella di Sassi risultava particolarmente sentita. Nelle oltre 750 pagine che costituiscono il volume, l’autore analizza con grande cura i principi fondanti e gli aspetti metodologi delle scuole sistematiche moderne. Il testo è corredato da numerosissimi esempi delle diverse tecniche di costruzione delle classificazioni, da centinaia di diagrammi accuratamente spiegati e, cosa particolarmente apprezzabile, da una ricca collezione di esercizi da svolgere da parte del lettore. L’autore, tuttavia, non si limita alla cruda esposizione degli argomenti tecnici ma si impegna anche a contestualizzarli nella storia del pensiero biologico-evolutivo ed epistemologico moderno. Il retroterra “filosofico”, infatti, rappresenta una delle più importanti chiavi di interpretazione per comprendere a pieno lo sviluppo storico di una qualsiasi teoria scientifica, e Sassi assolve a ciò in modo accattivante e ben armonizzato rispetto agli argomenti più prettamente tecnici. Un capitolo intero viene inoltre dedicato alla trattazione e discussione degli aspetti teorici ed operativi alla base dei diversi concetti di specie sino ad ora proposti. A questo riguardo, a chi crede che tale argomento sia ancora fermo al mayriano “concetto biologico” la lettura di questo capitolo sarà sicuramente molto stimolante. Degni di particolare nota, sono anche i due capitoli che riguardano le applicazioni della filogenesi alla biogeografia e le procedure di ricostruzione degli scenari evolutivi.   Nonostante la mole dell’opera, la scrittura risulta gradevole e accessibile e la lettura si presenta pertanto agevole a chiunque abbia una minima familiarità con le problematiche della sistematica biologica e delle teorie evolutive. Completano infine il lavoro una corposa bibliografia, corredata con un’altrettanto ricca sitografia e da un accurato glossario che riassume in modo esaustivo la terminologia tecnica utilizzata nella stesura del volume. Non si tratta quindi di un testo di divulgazione scientifica ma di un testo scientifico con finalità divulgative di ottimo livello, che stimola il lettore alla riflessione critica e lo avvicina con la giusta gradualità alle diverse tematiche discusse. Il ”target” naturale di questo trattato è in primo luogo lo studente universitario dei corsi di insegnamento di Zoologia e Botanica sistematica, ma anche un qualunque appassionato o studioso di scienze naturali potrà trarre utilissimi spunti di riflessione dalla sua lettura. Il testo non dovrebbe quindi mancare in una biblioteca universitaria o in quella di un qualsiasi cultore della sistematica biologica.
 
Maurizio BIONDI

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